Il monastero destinato in principio alle semplici donne meretrici, solo verso il XVI secolo per magnificenza e ricchezza diviene uno dei monasteri nobiliari e di clausura, più importanti del territorio palermitano. Il fasto e la grandezza della chiesa esterna dovevano significare la potenza del Papato. Nel caso specifico di tutto il complesso di Santa Caterina, altri due elementi in più: la nobiltà, il censo, il rango, il blasone delle monache e il fatto che la chiesa ubicata al centro della città, doveva essere all’altezza del luogo.

Tutte le chiese annesse ai monasteri presentavano la chiesa interna molto più semplice e confinante, attraverso il presbiterio, con la chiesa esterna, secondo le regole della Controriforma. Dietro di esso vi è la Chiesa interna o grande Coro, dove le monache andavano a pregare, non viste, e assistevano alle funzioni della Chiesa esterna attraverso le grandi finestre che si affacciano proprio sull’altare.

All’interno del monastero resistono le strutture della casa dell’ammiraglio Giorgio d’Antiochia, oggi Sala Capitolare, e un elegante chiostro con una fontana con San Domenico realizzata da Ignazio Marabitti.

Il ruolo religioso e caritatevole del gruppo monacale di Santa Caterina è ben noto ai palermitani, soprattutto ai più anziani, che continuano a mantenere vivo il ricordo dei sapori dei dolci tipici siciliani, che le suore usavano produrre nei giorni di festa.

fonte: Convento di Santa Caterina (Palermo)

 

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