
L'augurio
del Padre Provinciale dei MSC
La ricorrenza del sessantesimo anniversario della Parrocchia 1937‑1997, mi fa sentire orgogliosamente più vecchio.
Posso, infatti, sbandierare forti diritti di anzianità parrocchiale.
Mio padre (che aveva allora esattamente 40
anni) portò me e mio fratello Nino alla celebrazione della prima Messa nella
nostra chiesa, allora un po' più piccola e mancante ancora di alcune vetrate: e
si era in dicembre!
Papà,
si e ci presentò al P. Tenzi che era in sacrestia (il primo "buco"
che c'è subito dopo le scale).
Pochi
anni prima della sua morte, P. Tenzi ricordava ancora quell'episodio e mi
disse: "non lo posso dimenticare, perché nelle tante angustie e
ristrettezze degli inizi, fu per me un chiaro segno di speranza per il futuro.
Le
angustie e le ristrettezze si riferivano allo stato poco felice (diciamo così!)
in cui P. Russo, P. Tenzi e Fr. Matteo Ventura trovarono casa parrocchiale e
chiesa.
Il mio ricordo va ancora più lontano: probabilmente si era nel 1935 o nel 1936.
Ricordo soltanto che mi trovavo a letto con l'influenza e che a via F. Parlatore poco più che campagna ‑ si attendeva la visita nientemeno che dell'Arcivescovo Lavitrano, un Cardinale in miniatura, piccolo come Zaccheo, ma di molte attività e sollecito per le necessità pastorali di quel tempo.
Il Cardinale veniva per benedire la solita pietra, la prima di un modesto edificio che doveva servire come chiesa parrocchiale e nello stesso tempo come cappella di un istituto di religiose.
Tra parentesi: allora non sospettavo neanche lontanamente quale indirizzo
avrebbe dato alla mia vita quella pietra...
Quando l'opera fu alla bell'e meglio (si fa per dire!) compiuta, con annesso un abbozzo di casa parrocchiale appollaiata in cima a scale interminabili, arrivarono i Missionari del S. Cuore.

Si era alla fine del 1937.
Quanto cammino da allora!
Molti, davvero, i Missionari del S. Cuore che hanno dato il loro servizio sacerdotale.
E, sopratutto, moltissimi i fedeli che hanno conosciuto e frequentato la nostra parrocchia.
Come contarli?
Un buon numero è già nella gioia eterna dell'incontro con Dio.
E ci aspettano...
C'è, poi, chi ha cambiato città, residenza o chi, purtroppo, si è allontanato.
Penso ai bambini e alle bambine di quegli anni.
Ora padri e madri e anche nonni e nonne...
Una successione di generazioni: nella nostra chiesa sono nati tanti figli e tante figlie di Dio, che, nella e dalla comunità parrocchiale hanno avuto il sostegno per crescere e avviarsi nella nuova vita ricevuta. Famiglie si sono costituite.
Vocazioni sacerdotali e religiose (quante?).
E tutti coloro, per i quali è
stato celebrato l'ultimo saluto e il congedo da questa terra.
Il ricordo del passato non ci fa chiudere.
Anzi, ci fa guardare al futuro: sempre con grande speranza e con grande e generoso impegno.
Non ci sono soste in una comunità parrocchiale.
Esprimo, dunque, con il grande affetto che mi lega alla
parrocchia della mia vocazione religiosa e sacerdotale, un augurio di continua
crescita, secondo i desideri di Dio e la guida della Chiesa.
Un augurio che spero di
ripetere a viva voce nei giorni della ricorrenza. Intanto, un cordiale e
fraterno saluto.
P.
Carmelo Puglisi MSC
Superiore Provinciale