Il cielo era chiaro, bello, ma il cuore era tanto scuro.
Quel giorno avveniva il mio primo trasferimento da una casa all'altra, da Pontecagnano a Palermo, dal grosso sobborgo salernitano dove avevo iniziato il mio ministero parrocchiale, alla metropoli sicula. Le circostanze esigevano quel movimento perchè era doveroso portare aiuto al Padre Russo, rimasto solo alla guida della Parrocchia di Santa Teresa. Il caro Padre era venuto a prendermi a Ponte durante il viaggio in cui accompagnò il Cardinale Lavitrano, Arcivescovo di Palermo. La presenza del porporato mi diede un tantino di conforto in quanto quel piccolo grande uomo mi aveva conferito il sacramento della Confermazione in occasione della visita pastorale fatta alla mia parrocchia all'epoca in cui era Arcivescovo di Benevento.

Il cuore scuro, ma per un poco si illuminò, quando l'aereo sorvolò le Isole. Visione unica. Perle affioranti dal mare. Lo Stromboli era un cono perfetto, un rubino spuntato dall'abisso. Poco dopo il Savoia-Marchetti atterrò a Boccadifalco. Un picchetto rese gli onori a Sua Eminenza. Era il 2 maggio 1944.

La Sicilia era un mondo completamente nuovo per me. Non conoscevo nessuno e non comprendevo l'idioma siculo. Il parroco mi presentò da prima all'Ausiliare Mons. Di Leo e poi alle organizzazioni parrocchiali, ad alcuni amici vicini alla chiesa, tra i quali il Direttore del Mamiani e l'indimenticabile Direttore della Ferriera Paganelli. Proprio in un capannone della Ferriera era stato allestito un palcoscenico, e lì in un pomeriggio si celebrò, con più d'un mese di ritardo, l'onomastico del Parroco, San Francesco di Paola. Fu allora che mi trovai coinvolto nella vita della comunità siciliana. Al pranzo un buon piatto di pasta con le sardine e finocchietto, e alla recita teatrale uno sfornato musicale che non avevo mai ascoltato; da prima la canzone dello Sciccarieddu cantato da Molè, L'amante Tiranni cantata da Demetrio Fasino, e poi U' Gadduzzu e altro. E non mancò la lirica con Mimì, cantata dalla signorina Cartaino.

Quello fu il primo contatto con le associazioni giovanili assegnate alla mia cura. I gruppi degli Uomini e Donne di Azione Cattolica restarono affidati al Parroco, il quale, cancelliere del Tribunale Ecclesiastico Regionale, passava in Curia la mattinata dei giorni feriali. Del resto molta gente era ancora lontana a motivo dello sfollamento, ed il rientro cominciò solo dopo alcuni mesi dal mio arrivo.

Il convento delle Suore era vuoto. Noi lo si utilizzava per le riunioni della gioventù femminile, dalle bambine alle grandi.

Con l'autunno le cose cambiarono. La comunità si completò con l'arrivo del Padre Florido Caliciotti e di Fratel Giuseppe Preziosa. Rientrarono le Suore, rientrò la gente da Roma (i Puglisi), da Torino, dalla Sicilia interna

Enzo Conigliaro, Delegato, riprese ad occuparsi degli aspiranti di A.C., Mario Fasino tornò alla Presidenza, Giovanna Carbone riunì le ragazzette aspiranti, Lia Cerrito (o la Cusimano?) le giovani, la signorina Lina Quartana le bambine, Elena Chiaramonte i Fanciulli Cattolici. La solennità liturgica era assicurata dall'organista signorina Raitano. La Confraternita del SS.mo Sacramento era curata dal signor Bruno e dai Citarda, se non erro.

Nel frattempo avvennero cambiamenti in alto loco: Mons. Di Leo andò vescovo ad Ortona al Mare, il Cardinale Luigi Lavitrano rinunziò alla Diocesi e si ritirò a Roma. Il suo posto fu preso dal Cardinal Ruffini venuto da Roma con tutte le solennità.

Palermo cominciò a muoversi. Il Commissario Aldisio fu la risposta al separatismo con un inizio di governo regionale, se vogliamo. Qualche nave riprese ad unire Palermo con Napoli e Cagliari, il commercio col continente non fu più prerogativa del mercato nero.

Ci sarebbe da ricordare cento altre cose, ma lo spazio non lo permette. Eppure non è possibile dimenticare quelle sparatorie alla stazione radio di Boccadifalco e all'Autocentro di Malaspina. E quelle lunghe file di soldati messi lì intorno alla città per intrappolare l'inafferrabile bandito Giuliano? Son cose d'altri tempi: come quei soldati americani messi alla fabbrica del ghiaccio di Costamante, quei soldatacci che ogni tanto rincorrevano qualche sciaguratella che s'era avventurata tra loro. Quei soldatacci che si divertirono a gettar piccoli razzi la notte di Natale e facevano spaventare le donne e bambine che venivano alla messa di mezzanotte. Ma il ricorso stilato in buon americano da Padre Russo li obbligò a stare consegnati dentro la fabbrica.

Padre Ciccio Russo la gente gli voleva un gran bene perchè faceva un gran bene. Uomo austero, faceva vivere austeri anche noialtri, ma poi si vedevano i frutti anche materiali con pochissimi mezzi continuò l'opera di abbellimento della chiesa parrocchiale. Padre Russo uomo austero ed anche ottima guida spirituale.

Come siamo strani a volte! Vediamo bene le cose quando siamo lontani, e restiamo caparbiamente presbiti quando vi siamo in mezzo!

Caro Padre Russo, accetta questo modesto riconoscimento!

p. E. Lombardi sr. msc