Storia

Risalgono al periodo ellenistico i resti di sette vasche in cocciopesto per la preparazione del garum, una ricercata salsa di pesce, commerciata nel Mediterraneo: la traccia di uno stabilimento per la lavorazione del pesce rende il luogo importante dal punto di vista archeologico. Il ritrovamento nel mare antistante di ceppi di ancore in piombo e resti di anfore puniche e romane accresce il valore del sito.

Toponimo

Il nome deriverebbe da Fimi, variante storpiata di Femio, a sua volta derivante da Eufemio, governatore bizantino di Messina. Altra presunta origine potrebbe essere di derivazione dal nome latino “Fimis”, a sua volta “latinizzazione” del termine arabo “fim” (الفم،), cioè l’imboccatura, lo stretto canale che separa l’isola dalla costa. Tale interpretazione è utilizzata dal sito web ufficiale del Comune di Isola delle Femmine, per come qui trascritto:

«Dal bollettino ecclesiastico di Monreale datato 1912 si legge che, con l’antico nome di “isola di fimi”, risalente al 1176, si intendesse l’isola che sorge all’imboccatura del seno marittimo che si estende verso ovest sino a Punta Raisi, nel territorio di Carini; definito anche “prope portum gali”, poi Porto di Gallo nel 1581, ed oggi corrispondente al punto di Grotta dell’Olio, tra il promontorio di Barcarello ed il Malpasso. In data imprecisata venne costruita la tonnara di fimi, dal latino fimis trascrizione del vocabolo arabo fim (bocca o imboccatura), termine poi trasformato nel dialetto fimmini ed italianizzato in femmine.»

Descrizione

L’isolotto di Isola delle Femmine è stato considerato sin dall’antichità e per tradizione un luogo da impiegare a scopo economico e difensivo grazie alla sua posizione e conformazione, che lo rende un sicuro riparo contro i venti di levante per le piccole imbarcazioni. L’isolotto, situato nel tratto di mare tra Punta Raisi e Capo Gallo, ha una conformazione ovale dovuta all’erosione dei forti venti che spirano nella zona, dista dalla costa poco più di ottocento metri, ha una superficie di circa 0,14 km², con una forma quasi rettangolare (è lungo 575 metri e larga 325) Dal promontorio dell’isola si possono vedere il monte Pellegrino, il promontorio di Capo Gallo, l’isola di Ustica e i comuni di CariniIsola delle Femmine e Capaci.

Dato che il terreno, per la particolare configurazione del suolo, non era adatto alla coltivazione, l’unico mezzo di sostentamento per gli abitanti della zona era la pesca. Non distante infatti in quelle acque vi era stagionalmente il passaggio dei tonni e ben presto i pescatori della vicina Capaci si organizzarono per la pesca del tonno.

La torre, costruita in prossimità del punto più alto dell’isola (35 m sul livello del mare), è detta anche Torre di Fuori (contrapposta a quella sulla terraferma detta Torre di dentro), risale al XVI secolo, è di tipologia riconducibile all’architetto fiorentino Camillo Camilliani, molto più noto per essere stato l’artefice della Fontana Pretoria a Palermo. Ha pianta quadrata, con spessori murari di oltre due metri che la rendevano una fortezza inserita nel sistema difensivo delle Torri costiere della Sicilia contro gli attacchi dei corsari barbareschi alla terraferma. Sfortunatamente, gli eventi che caratterizzarono lo sbarco degli alleati durante la Seconda guerra mondiale, l’incuria del tempo ed il disinteresse hanno trasformato la torre in un rudere, il cui muro, quasi intatto, al di sopra della ripida scogliera del versante nord è ancora il volto che l’isola offre al mare.

La riserva, istituita nel 1997 dalla Regione Siciliana e affidata alla LIPU dal 1998, è nata per tutelare il patrimonio floristico locale e favorire la sosta delle specie migratorie.

fonte: Isola_delle_Femmine

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